Nella prima parte di questo articolo, apparsa nella newsletter scorsa, abbiamo visto come è organizzata la Protezione Civile, come entra in azione e che flusso hanno le informazioni.
Abbiamo trattato le varie tipologie generali dimezzi di comunicazione e siamo entrati nel merito degli strumenti di 3° livello.
Strumenti di 2° livello
Le comunicazioni di 2° livello sono probabil mente quelle più interessanti dal punto di vista tecnico. Sono un ottimo compromesso tra ope-
ratività, quindi elevata quantità di traffico, ed estensione geografica, che richiede l’impiego di
infrastrutture e ripetitori.
Nelle interconnessioni tra centri operativicome COM, COC e via dicendo, prevale naturalmente l’uso ordinario di mezzi di comunicazione tradizionali, come telefono e internet, con canali radio riservati all’uso alternativo in casi di guasti. Sta però cominciando a diffondersi anche la prassi di realizzare le comunicazioni di secondo livello attraverso sistemi ordinari resilienti. Ad esempio, nel caso della Colonna Mobile dellaLombardia, la rete di secondo livello che collegacapi squadra, capo missione, PCA e altri attori del sistema di comando e controllo, è sempre fornita tramite radio DMR fornite dalla Regione.
Il fatto che l’infrastruttura radio utilizzata sia autogestita e indipendente da quelle tradizionali (elettricità e connettività), ne garantisce la resi-
lienza e quindi elimina la necessità di avereun’ulteriore struttura alternativa. In questo caso,lo scopo delle radio non è meramente quello di
“funzionare anche se non vanno i cellulari” come nel caso delle comunicazioni alternative, ma principalmente quello di fornire un sistema uniforme, collaudato e standardizzato in termini diapparecchi e procedure per il coordinamento della missione.
Le TLC di secondo livello, in base alla missione, possono avere caratteristiche molto variegate. Si va da avere un centinaio di operatori, divisi in 12 squadre, concentrati in un parcheggio, come nel casodel servizio a Roma presso la sta-
zione Anagnina durante il Giubileo 2025 , a dover coprire l’intero percorso alpinodi una tappa del Giro d’Italia conoperatori sparsi per chilometri (figura 8). Per queste missioni, diverse regioni sono già dotateuna rete fissa DMR autonoma con copertura capillare, per cui il ser-
vizio si limita a distribuzione e ritiro degli apparati alle varie squadre sul percorso e alla gestione della sala radio capo maglia mobile. Altre volte la missione diventa tecnicamente più impegnativa quando non solo l’area da coprire è vasta, ma èpure scoperta dalla rete fissa a causa della posizione orografica sfavorevole. Esempio emblematico è il passaggio del Tour deFrance nel luglio 2024 in
Lombardia sulla SS10 “PadanaInferiore” che, lambendo le colline dell’Appennino dell’OltrepòPavese per 40 km, si trova tuttanel loro cono d’ombra, richiedendo una rete nomadica con treripetitori realizzata ad hoc.
Per questo tipo di attività sono particolarmente indicati gruppispecialistici in telecomunicazioni, meglio se gestiti a livello provinciale. In Lombardia, diverse province sono già attrezzate con una squadra di volontari TLC,selezionati dalle varie O.d.V. del territorio, che viene incaricata di gestire le infrastrutture radio di secondo livello negli eventi a
estensione e gestione provinciale. Per una attività di comunica- zioni ordinarie resilienti, le uniche attrezzature consigliabili e
praticamente utilizzate sono gli apparati radio VHF, in banda civi- le FM o DMR, con i relativi ripe- titori, con l’aggiunta di sistemi di
connettività mobile come gli ormai onnipresenti “Starlink”. Strumenti di 1° livello
Le comunicazioni di 1° livellosono realizzate con sistemi dicomunicazione ordinari e l’attività TLC è sostanzialmente limitata alle telecomunicazioni alternative. In questo settore annoveriamo la Rete Zamberletti in HFgestita dalle sezioni ARI presso le
proprie prefetture. Per quantoriguarda la nostra Colonna Mobile, il collegamento di primolivello avviene con mezzi ordina-
ri, nel senso che il capo missione telefona e invia report via email alla Sala Operativa Regionale. Ilnostro posto di comando avanza-
to fornisce ulteriore connettività tramite LTE/4G “long range”, satellitare TooWay e satellitare Starlink, oltre alle immancabili
radio HF.

È bene sottolineare, tra gli strumenti utili e che molto spesso risolvono ogni problema di connettività, c’è l’LTE/4G a “lungoraggio”. Questo non è altro che un hotspot che si connette allarete cellulare tramite antenne esterne sul tetto del mezzo o su un palo estensibile. Infatti il caso più frequente di défaillance delle reti cellulari non è il collasso totale, bensì il guasto della stazione radio base nel crateredell’evento. L’effetto è che l’uso dei cellulari, specie per dati abanda larga, è molto difficoltoso in quanto devono impegnareuna cella lontana. Ma basta ele varsi qualche metro e utilizzare antenne esterne per poter impegnare senza problemi la cella vicina.
In sintesi, prima di correre a trasmettere messaggi in telegrafia in onde corte in stile “Biagi ela Tenda Rossa”, teniamo conto
che la tecnologia odierna mette a disposizione vari piani “B” decisamente più pratici e fruibili cheè bene essere pronti a mettere in
atto.

Radioamatori
I radioamatori sono stati e sonotutt’ora una risorsa decisamente rilevante per garantire le comu- nicazioni in situazioni emergenziali. A molti di noi radioamatori,la prospettiva di poter esserechiamati a garantire le comunicazioni in caso di emergenzapiace tantissimo, tant’è che è unargomento che suscita moltointeresse e passione. Molti addirittura precisano che fare il radioamatore non è un volgare hobby ma un “servizio”, proprio perché si può essere chiamati dalle autorità a salvare vite via radio. Questa lettura sem-brerebbe essere confermata dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche, che all’articolo 134,comma 1, recita: “L’attività di radioamatore consiste nell’espletamento di un servizio, svolto in linguaggio chiaro…”.In realtà la parola “servizio” èun termine che nel campo delle telecomunicazioni identifica ogni particolare attività che viene effettuata per mezzo delle TLC.
In vigore vi è il band plain del PNRF (Piano Nazionale della Ripartizione delle Frequenze), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che denomina “SERVIZIO”la colonna in cui è descritto l’usoa cui ciascuna banda è destina- ta. Vediamo ad esempio che labanda 28-29.7 MHz è attribuita
al servizio “RADIOAMATORE”,ma anche al servizio d’emergenza. Il “servizio” potrebbe essere una semplice curiosità a margine, ma
quando i radioamatori entrano incontatto con il mondo dellaProtezione Civile e delle associazioni di volontariato, assume delle sfaccettature che è bene chiarire. Infatti, lo stesso art. 134,comma 1, che esordiva con laparola “servizio”, termina preci-
sando “…a titolo esclusivamentepersonale senza alcun interesse di natura economica”. In altre parole, il “servizio di radioamatore” è destinato all’attività personale del titolare e non per ero- gare servizi a terzi. Proviamo aimmaginare se i radioamatori potessero utilizzare le frequenze
radioamatoriali per erogare servizi a terzi: nessuna aziendapagherebbe più gli esorbitanticosti di concessione e le nostre
frequenze sarebbero intasate diattività private inoltrate da radioamatori compiacenti.

Il Codice delle Comunicazioni Elettroniche prevede due deroghe. Una è l’art. 142, che consente, previa comunicazione al Ministero del nominativo dei radioamatori partecipanti, della località, della durata e dell’orario dell’avvenimento, di eseguire radio-assistenze a eventi sportivi.L’altra, che interessa a noi, è
l’articolo 141, comma 1, che reci- ta: L’Autorità competente può, incaso di pubblica calamità o per
contingenze particolari di interesse pubblico, autorizzare lestazioni di radioamatore a effettuare speciali collegamenti oltre i limiti stabiliti dall’articolo 134.
Nella attuale realtà i fax che vengono diramati dal Ministero dell’Interno per auto-rizzare l’esecuzione delle “Prove di Sintonia” delle “Rete
Zamberletti” delle prefetture. Il documento precisa data, ora,
postazioni da attivare e, in virtù dell’articolo 141, può perfino autorizzare l’uso di frequenzefuori banda, come il canale a
6990 kHz usato normalmente per questa attività. È bene sottolineare che l’articolo dice “L’Autorità competente può autorizzare”: non affermache sia sufficiente indossare unamaglia con il logo della ProtezioneCivile per essere liberi di usare
le frequenze radioamatoriali pererogare servizi a sagre, esercitazioni di ogni genere o, peggio,ad aziende private.Come radioamatori ci si può
trovare in maniera fortuita almomento giusto e nel posto giu-sto com’è capitato in Emilia-Romagna nel 2023 a Casola Valsenio, dove i radioamatori della zona sono stati attivati per col-egare il comune rimasto isolato in seguito a svariate frane. Questo tipo di attivazioni, un tempo più frequenti, con la quantità e la ridondanza di sistemi di comunicazione che abbiamo oggi a disposizione, è sempre più rara.
Oggi si fornisce un’idea di quanto siano rare queste occasioni, annoverando questo evento come la “prima attivazione dell’articolo 141” in un evento emergenziale reale da quando è stato emanato nel 2003, cioè una sola volta in vent’anni. Per chi volesse avere un ruolo in Protezione Civile più attivo e meno legato al caso, sempre rimanendo nell’ambito delle bande radioamatoriali, può aderire alle varie O.d.V. di radioamatori iscritte agli albi dellaProtezione Civile. Si tenga presente comunque che se si vuolerimanere in ambito radioamato- riale, cioè non impiegando frequenze civili, il ruolo sarà sostanzialmente legato alle cosiddette“comunicazioni alternative”. Ciòsignifica installare apparecchiature e rimanere, nei vari puntiprestabiliti, a disposizionedell’autorità di Protezione Civileche provvederà all’attivazionequalora ne ravvisasse la necessità.

Le comunicazioni alternativesono un tipo di servizio che richiede pazienza e la consapevolezza che, quasi certamente, si torneràa casa dopo lunghe ore senzaaver fatto alcunché. In compen-so, le esercitazioni “tecniche”,durante le quali si mettono alla prova le proprie attrezzature per collegare vari punti sensibili sulterritorio, del tutto legittime in quanto equiparabili a qualunque attività tra radioamatori come contest e attivazioni, sono molto appaganti e interessanti da un punto di vista radioamatoriale

Infrastrutture nelle emergenze
Per prepararsi a offrire un ser- vizio efficace, è necessario avereun quadro realistico delle varie casistiche di indisponibilità infra-strutturale che si andranno adaffrontare, prendendo atto di tro-varsi nel 2025 e non nel 1980. Il“mantra” che purtroppo moltiradioamatori del settore ripeto-no, “in caso di emergenza, le retidi telecomunicazione collassano
e solo i radioamatori possonocomunicare”, è totalmente ana-cronistico e lontano dalla realtà.

Può capitare che un paesino resti isolato, certo può anche capitare anche tutta la rete telefonica smetta di funzionare, ci mancherebbe altro, ma insinuare che una rete cellulare, con trent’anni di sviluppo sulle spalle, che ogni giorno gestisce quasi 6 miliardi di utenti nel mondo, operativa anche in paesi martoriati dalla guerra, sia priva di qualunque resilienza al punto da scomparire sempre e sistematicamente alla prima pioggia intensa, per giunta insieme ai sistemi satellitari e alle altre tecnologie, è follia.È chiaro che si possano presentare malfunzionamenti infrastrutturali, anzi nelle emergenze sono decisamente frequenti, ma qualunque soluzione si voglia proporre deve partire da una valutazione realistica dei casi che si possono presentare e delle relative probabilità, non confezionata su misura per giustificare il nostro intervento come radioamatori.
Purtroppo questa narrativaviene anche alimentata da rapporti di entusiasmanti interventi radioamatoriali in presenza di fantomatici blocchi totali delle telecomunicazioni, in realtà mai avvenuti. Ho addirittura letto sui social di gruppi di radioamatori che avrebbero “coordinato” da Milano tramite frequenze alter- native la Colonna Mobile di Regione Lombardia mentre era in missione in Emilia-Romagna nel 2023, millantando catastrofici blocchi totali delle telecomunicazioni. Effettivamente c’era qualche stazione radio base in acqua, ma posso garantire che dal nostro PCA,cercando la posizione migliore,si riusciva comunque a telefonare e mandare dati, come si può vedere ancora adesso da data e ora di foto e video postati suisocial media da alcuni volontari e funzionari all’arrivo nella zona dell’intervento e nelle ore seguenti. Il fatto che il comune di Casola Valsenio fosse isolato, non implica che lo fosse anche il resto dell’Emilia-Romagna. In ogni caso, bastava allontanarsi qualche centinaio di metri per avere piena copertura da una cella vicina. Questa tattica comunicativa, basata su situazioni fortemente esagerate, se non del tutto inventate, ha certamente la capacità di entusiasmare e attrarre altri radioamatori verso il mondo delle emergenze, ma allo stesso tempo ci dipinge agli occhi degli addetti ai lavori, che dovrebbero essere i nostri “utenti”, come dei ciarlatani.
Per offrire un buon servizio è necessario partire dalle esigenze dell’utenza. Ad esempio, per gli operatori e funzionari di Protezione Civile, nel caso di comunicazioni di primo livello o tra centri di comando, garantire un accesso a Internet, anche se degradato come prestazioni, è enormemente più utile e fruibile di un collegamento radio in HF.
Per questa ragione è necessario avere un quadro chiaro delle casistiche di indisponibilità delle
infrastrutture normali ed essere sì preparati per i casi più gravi e catastrofici, ma soprattutto avere la competenza e la predisposizione necessarie a spremere il massimo da infrastrutture parzialmente compromesse per metterle al servizio della nostra utenza.
Nelle operazioni su calamità naturali, il caso più comune è quello di prestazioni ridotte della telefonia mobile nell’area di intervento a causa delle stazioni radio base danneggiate dall’evento su cui si sta intervenendo.

E’ capitato l’ intervento come la Colonna Mobile della Lombardia a Traversara di Bagnacavallo (RA) il 20 settembre 2024. Successe come la stazione radio base che dovrebbe coprire il paese, siastata sommersa dal fiume Lamone esondato dopo aver rotto l’argine. E’ capitato la torre giacesse sul fango, ma il giorno prima il locale tecnico alla base era comple tamente sott’acqua. Infatti nella zona il segnale cellulare era ricevibile da altre celle più lontane, ma con una certa difficoltà. Il malfunzionamento può essere concomitante all’evento, come nel caso della stazione radio base sommersa, o apparire dopo qualche ora, quando legato all’alimentazione elettrica con intervento delle batterie di backup. Il degrado può manifestarsi anche con celle telefoniche a servizio ridotto, cioè che consentono di telefonare e mandare SMS ma che non forniscono più connettività Internet.
Questo tipo di problematiche è abbastanza subdolo nei casi in cui si utilizzino per le comunicazioni gruppi Whatsapp o simili, in quanto gli operatori in zone problematiche sono tagliati fuorisenza che nessuno degli altri partecipanti se ne accorga. Considerato che le telecomunicazioni sono ritenute servizi essenziali, non solo per la PC ma soprattutto per tutta la popolazi ne, le aziende preposte interven- gono con la massima urgenza per cercare di ripristinare il servizio in poche ore. I sistemi satellitari, invece, in genere non presentano problemi legati alla zona emergenziale. Nei casi di maxi eventi dove è prevista grande concentrazione di persone, si possono verificare sovraccarichi della rete telefonica per via del grande traffico di file “pesanti” con fotografie e video inviati dagli utenti. Ad esempio, nelle tappe alpine del Giro d’Italia, capita sovente che, nell’area dell’arrivo, quando giungono i primi corridori, per molti minuti la rete internet mobile risulti totalmente saturata eassolutamente inutilizzabile. Anche in questo caso siamo in presenza di un comportamento subdolo in quanto i sistemi che utilizzano la connessione mobile funzionano benissimo durante tutte le prove per poi bloccarsi proprio nel momento di maggior concitazione.
Nei maxi eventi programmati,invece, le aziende di telefonia provvedono a installare infrastrutture aggiuntive in grado di reggere l’impatto. Ad esempio, da rilevamenti da noi effettuati durante il Giubileo del 2025, avevamo 600 Mbit/s di banda 5G i giorni antecedenti all’evento, quando nell’area non era pre- sente nessuno, scesi a 60 Mbit/s durante l’intervento del Papa davanti a oltre un milione di fedeli, valori ridotti ma comunque ampiamente sufficienti per tutti i servizi. Invece le connettività Starlink e TooWay a nostra dispo- sizione sono rimaste invariate.
Infine c’è la possibilità di dover operare in aree normalmente prive di infrastrutture di telecomunicazioni, anche se questa è un’eventualità sempre più rara.

In ogni caso, per tutte le attività a breve distanza, cioè che possono essere coperte in diretta ocon un ripetitore locale, convie- ne utilizzare sistemi già intrinse- camente autonomi, come le radio ricetrasmittenti in VHF e UHF.
Questo permette di avere unsistema ben oliato e collaudato, già predisposto a funzionare in ogni condizione e non una “ruota di scorta” che la volta che ser- ve è sgonfia e nessuno si ricorda come si monta.
Un fenomeno abbastanza diffuso è l’impiego da parte dei volontari di Protezione Civile di apparati radioamatoriali V/U di fattura economica, acquistati online per pochi euro e program- mati su frequenze civili, che chiamerò amichevolmente “BaoBao” per non citare alcuna marca.L’impiego di questi apparati è assolutamente sconsigliato per varie ragioni.
La prima ragione è ovviamente quella che gli apparati radioamatoriali, da un punto di vista legale, sono destinati all’uso da parte di radioamatori per attività radioamatoriali e non per svolgere servizi, men che meno su frequenze civili. Purtroppo questa motivazione è fortemente depotenziata dalla totale latitanza di controlli e san- zionamenti, il che rende l’a- buso di questi apparecchi un’attività praticamente senza rischi.
La seconda ragione è che questi apparecchi sono progettati e realizzati con un singolo e ossessionante obiettivo: ridurre i
costi.Lo stesso apparato in due versioni prodotte a cinque anni di distanza: il lavoro di riduzione dei costi è evidente. L’effetto di questa strategia è che gli apparati possono essere commercia- lizzati a pochi euro ma le loro prestazioni sono incerte, aleatorie e presentano problemi sub- doli come connettori che con l’uso cominciano a perdere colpi,
desensibilizzazioni in presenza di forti campi E/M, ad esempio vicino ad altre radio che stanno trasmettendo, batterie che fanno contatto male, pulsanti PTT usurati che rendono l’audio gracchiante e via dicendo. Nulla di trascendentale se uno sta facendo un QSO di chiacchiere sulponte, ma decisamente inopportuno in un servizio di emergenza.
La terza ragione, che non andrebbe trascurata, è il danno di immagine che si infligge a sé stessi, al proprio gruppo e al volontariato di Protezione Civile in genere. Presentarsi a un servizio con la radio “BaoBao” ha lostesso effetto che avrebbe l’arrivo sull’area di cantiere in infradito e caschetto giocattolo: un bel danno all’immagine di professionali- tà che dovremmo sempre tra- smettere. Per il volontariato è
necessario conquistare la fiducia delle autorità che hanno bisogno di risultati sicuri e non di orde di dilettanti allo sbaraglio. Per questo è fondamentale dimostrare costantemente competenza e professionalità non solo nei fatti,ma anche nell’immagine.
Conclusione
Io sono sicuro che ogni volontario che abbia avuto il privilegio di prestare servizio in emergenze catastrofiche si porti a casa un’e- sperienza indelebile. Toccare con mano l’impatto dellaProtezione Civile sul morale della popolazione colpita ci cristallizza in termini concreti il concet-to di “solidarietà”. Per le famiglie che hanno vissuto il trauma di veder spazzata via in pochi secondi la loro intera esistenza, la presenza della Protezione Civile che incessantemente ripulisce e assiste, aiuta a lenire la disperazione e il senso di abbandono che inevitabilmente colpi- sce queste persone e contribui- sce a ridare loro un po’ di spe- ranza per il futuro. Poterlo fare mettendo a disposizione le nostre competenze e la nostra passione è un privilegio ancora maggiore. In Protezione Civile c’è tantissimo spazio di crescita nel settore delle telecomunicazioni. Non tanto come “comunicazioni alternative”, che servono sempre di meno, ma come servizio che integri tutte le tecnologie e fornisca un sistema di gestione delle informazioni sicuro, semplice e con procedure di utilizzo chiare e ripetibili. Paradossalmente,oggi il problema più senti- to non è che le telecomuni- cazioni cessino di funzio- nare ma, al contrario, che ce ne sono troppe, sono usate con leggerezza e l’impatto negativo di scelte poco accorte in termini distrumenti e procedure è sottovalutato. In ogni missione ognuno si inventa un modo diverso per coordinare, spesso adottando sistemi più adatti alla chat delle mamme della scuola che per queste attività, generando confusione negli operatori partecipanti che, ogni volta, si trovano con sistemi diversi e quasi sempre inadeguati. Chi volesse avere veramente un ruolo in questo mondo e non limitarsi a fare qualche esercitazione con gli amici il sabato mattina, dovrebbe fare il possibile per avvicinarsi ai volontari che prestano servizio di assistenza,lavorare con loro, capire dove e come la comunicazione di comando e controllo possa essere migliorata e, in punta di piedi,progressivamente e con pazienza, introdurre le novità tecnologiche e procedurali che si sono ideate. In altre parole, dobbiamo proporre soluzioni ai problemi,non inventare problemi da far risolvere alle soluzioni che ci piacciono.In conclusione, spero che que- sto articolo possa essere statod’aiuto a chi volesse dare il proprio apporto nel settore delle telecomunicazioni di Protezione Civile, struttura che potrebbe trarne grande vantaggio in favore di tutti i nostri concittadini coinvolti in eventi calamitosi.
