Le telecomunicazioni oggi e domani in Protezione Civile:
in viaggio tra realtà e leggenda
Un gruppo di prepper, persone che per hobby si preparano a sopravvivere in caso di catastrofe, si orga-
nizza concordando un canale PMR-446 da utilizzare in caso di emergenza per scambiarsiinformazioni, e cerca adepti. Ecco che subito
intervengono gli “esperti” a stroncare l’iniziativa
come inutile doppione in quanto la Protezione
Civile dispone già di reti radio, sale operative ealtre strutture per le comunicazioni di emergen-
za. Ma perché mai una tale iniziativa tra privatidovrebbe essere considerata un “doppione” della rete di Protezione Civile?La risposta si cela nel fatto che, nell’immagi-
nario collettivo, la Protezione Civile è un’entitànon ben definita che raccoglie in maniera indistinta tutte le mansioni legate alle situazioniemergenziali. Ecco quindi che un gruppo di
individui che decidono le modalità per sentirsi
tra di loro in caso di calamità naturale diventano
“usurpatori” di funzioni proprie della Protezione
Civile. In realtà la Protezione Civile è compostada vari attori che hanno ruoli e compiti ben precisi e i mezzi a loro disposizione, radio comprese, sono funzionali al raggiungimento dei rispettivi obiettivi, come del resto vale per i Vigili delFuoco, i Carabinieri o qualunque altra forza istiuzionale organizzata.Per agevolare chi volesse avvicinarsi a questo
mondo, vediamo a grandi linee cos’è la Protezione
Civile, che esigenze ha, che mezzi usa e come
sia possibile prestare la propria opera come
volontario nel settore delle telecomunicazioni.
Cos’è la Protezione Civile
In merito alla natura della
Protezione Civile regna una certa confusione nella popolazioneanche in virtù dei differenti signi-
ficati che le parole “ProtezioneCivile” possono assumere.
Innanzitutto, la “protezionecivile”, in generale, è un concetto astratto che rappresenta unaserie di enti e soggetti pubblici e privati che intervengono a tutelare persone, cose e ambiente in caso di disastri o incidenti la cui entità supera le capacità di rea zione ordinarie del sistema. Inqualunque nazione del mondo, l e forze che intervengono in queste situazioni possono essere considerate svolgenti un serviziodi protezione civile.
Il Servizio Nazionale dellaProtezione Civile è il sistemache esercita le funzioni di “Protezione Civile” in Italia e, a oggi,è normato dal DecretoLegislativo n.1 del 2 gennaio 2018 denominato “Codice della ProtezioneCivile”. Questo testo delinea i soggetti coinvolti e le rispettive
responsabilità e se ne invita lalettura a chi volesse approfondire. Tutte le attività di “protezione civile” in Italia sono sotto il “cap-
pello” del Servizio Nazionale del- la Protezione Civile.L’attività prevista come
Protezione Civile dal Codice è alquanto estesa e include prevenzione, formazione, addestramento, esercitazione e interventiin emergenza. Al di là delle attività di prevenzione, che comprendono ad esempio il monitoraggio delle condizioni ambientali e l’emissione delle allerte equindi sono in opera H24, le altreattività prendono vita in seguito auna attivazione da parte di una delle autorità deputate a farlo.
Queste autorità comprendono, in base alla competenza ter- ritoriale, il Presidente del Consi- glio dei Ministri, che si avvale delDipartimento di Protezione Civile, il Prefetto sulla sua provincia di competenza, il Presidente della Giunta Regionale sulla suaregione, il Sindaco sul suo comune e il Presidente della Provincia,qualora delegato dalla regione.
I primi incaricati a operare
nell’immediatezza dell’emergenza sono i Vigili del Fuoco, chesi occupano degli interventi disoccorso tecnico indifferibili e urgenti, della ricerca e del salvataggio, assumendone la direzione e la responsabilità.
Nelle ore successive, le autorità competenti in base all’estensione e alla gravità dell’evento,attivano le forze di Protezione
Civile. Possono essere singolicomuni per piccoli eventi circoscritti, le province, le regioni o lo Stato. Le entità maggiori hanno
a disposizione delle strutture chiamate “Colonne Mobili”,composte da mezzi e personale
quasi totalmente volontario, chesono sempre pronte alla parten-
za con preavviso breve.
La Protezione Civile non interviene solo nelle emergenze maanche nei grandi eventi, cioèeventi di particolare complessità
organizzativa, come ad esempioil Giubileo del 2025, che richiedono l’adozione di misure dicarattere straordinario e urgenteper assicurarne un regolare svolgimento. Lo stato di “grande evento” viene dichiarato condecreto del Presidente delConsiglio dei Ministri e consente l’attivazione della ProtezioneCivile, comprese le necessariecoperture economiche, come sesi trattasse di una maxi emergenza. Naturalmente a differenza
delle emergenze, che arrivano asorpresa, i grandi eventi consentono una maggiore pianificazione e preparazione.
La risorsa numericamente più
corposa della Protezione Civile è
la componente di volontariato. IlCodice di P.C. prevede che associazioni di volontariato, cheabbiano i requisiti richiesti e siano iscritte agli appositi registriregionali o nazionale, vengano
coinvolte nella gestione delle
emergenze. Le associazioni possono essere gruppi comunali,cioè costituiti, gestiti e finanziati da uno o più comuni di un’area
omogenea, oppure organizzazioni di volontariato costituite daprivati. Queste associazioni pos-
sono acquistare mezzi e attrezza- ture partecipando ai vari bandiche vengono regolarmente
indetti e stipulando convezionicon vari enti pubblici, ai qualierogano servizi di Protezione
Civile in cambio di un contributo economico destinato all’acquisto di materiali e mezzi.
Attivazione
L’articolo 41 comma 1 del Codice di P.C. spiega quali sono le modalità di intervento del volontariato: “Il volontariatoorganizzato di cui all’articolo 32 presta la propria opera, in occasione di situazioni di emergenza di protezione civile, o nella loroimminenza, secondo quanto
previsto nella pianificazione diprotezione civile di cui all’articolo 18 e su richiesta dell’autorità amministrativa di protezione civile competente”. Il comma 2 dello stesso articolo precisache “Ove volontari di Protezione
Civile, al momento del verificarsi di un evento di cui al comma 1,si trovino sul luogo e siano nell’assoluta impossibilità di avvisare lecompetenti pubbliche autorità,possono prestare i primi interventi, fermo restando l’obbligo didare immediata notizia dei fatti
e dell’intervento alle autorità diProtezione Civile cui spettano il coordinamento e la direzione
degli interventi di soccorso.” Questo aspetto è particolar-mente importante nella nostradisamina sulle telecomunicazio- ni, perché chiarisce che una attività è “Protezione Civile” soloquando i volontari sono attivati dalle autorità. Senza attivazione, si tratta semplicemente di associazioni di volontariato che fannocose in proprio, compatibilmente
con il proprio statuto. Una voltaattivato, il volontario diventa inca-
ricato di pubblico servizio (art.358 C.P.) con i relativi doveri egaranzie.
Dinamica dell’emergenza
Nell’immaginario collettivodegli appassionati del genere,l’emergenza è un’attività frenetica, adrenalinica, dove impavidi operatori dalla divisa gialla e blu
eroicamente salvano vite. Ma la
realtà è ben diversa.Prendiamo una maxi emergenza di tipo distruttivo, comeun’alluvione o un terremoto.
Nelle prime ore è necessario
urgentemente estrarre e mettere
in sicurezza la popolazione rimasta vittima dell’evento. Questo
compito è svolto e diretto dai
Vigili del Fuoco, sotto il coordinamento della Prefettura, che attiva
in base alle necessità anche altre
unità come forze di polizia, soccorso sanitario e via dicendo.
A queste operazioni possono
concorrere, sotto la direzione dei
VVF, anche forze specialistiche di
Protezione Civile. Ad esempio,
nell’alluvione della zona di
Sant’Agata sul Santerno e Massa
Lombarda in Emilia-Romagna
del maggio 2023, i livelli idrometrici in crescita rendevano ormai
certa la possibilità di esondazione. La Colonna Mobile di Regione Lombardia partì già formata
da noi del Modulo Telecomunicazioni e da squadre di soccorsonautico dotate di gommoni. Il fiume Santerno esondònella notte mentre eravamo inautostrada e arrivati sul posto, inostri operatori nautici poterono
subito mettersi all’opera sotto alcoordinamento dei Vigili del Fuoco. Questo fu un caso particolare, perché di norma la Protezione Civile, anche per via delle tem-pistiche di intervento più lente
rispetto a forze professioniste
come i VVF, che hanno turnazioni
“h24”, entra in azione quando il
momento critico del soccorso è
concluso. Ad esempio, a Traver- sara di Bagnacavallo nel settembre 2024 la furia del Lamone,
esondato in pieno centro alla frazione, era tale da abbattere edifici, asportare intere pareti dalle
case e trascinare automobili per
centinaia di metri: assolutamente
impensabile entrare da terra sia
con veicoli che imbarcazioni.
Quando riuscimmo a entrare, i
cittadini nelle abitazioni colpite
e a rischio crollo, nelle ore precedenti erano saliti spontaneamente sui propri tetti ed erano
stati evacuati con gli elicotteri tramite verricello. Al nostro ingresso, non c’era più nessunoda soccorrere ma solo da atten-
dere che l’acqua defluisse percominciare a ripulire.
Terminate le ore concitate del
soccorso, per il sistema di
Protezione Civile arriva il momento di occuparsi dell’assistenza
alla popolazione e al ripristino
dei servizi essenziali. Queste
operazioni possono durare giorni, settimane o anche mesi e consistono da un lato in assistenza
alla popolazione, come l’allestimento e il mantenimento dei
campi di accoglienza, la preparazione e la somministrazione di
pasti, e dall’altro un lungo lavoro
di “cantiere” per ristabilire il funzionamento dei servizi essenziali,
la rimozione delle macerie e la
pulizia delle aree .
Mentre le operazioni di soccorso, gestite dai VVF, hanno in
genere una durata limitata, le
operazioni di assistenza e ripristino, gestite dalla Protezione
Civile regionale e nazionale,
possono durare molto a lungo e
richiedere la turnazione di un
enorme quantitativo di volontari.
Comando e controllo
Come in tutte le organizzazioni complesse, le telecomunicazioni in P.C. non sono servizidestinati al cittadino per avere
informazioni, ma servono esclusivamente per la costituzione
della catena di comando e controllo, cioè per lo scambio di
informazioni che servono per
coordinare le operazioni e renderle efficaci. Le comunicazioni
sono talmente importanti nel
risultato complessivo che in guerra cerchiamo di colpire prima il
carro con le antenne che quelli
con il cannone, anche se i cannoni ci sparano e le antenne no.
Naturalmente, per capire che
modalità e tecnologie di comunicazione impiegare nei vari casi,
bisogna aver chiara la struttura
di comando e il genere di informazioni che vi passano.
Uno dei principi con cui si sviluppa la catena di comando in
Protezione Civile è quello che
prevede che l’operatività sia tanto più elevata quanto il comando
sia fisicamente vicino all’evento.
Questo significa che le decisioni
“tattiche”, di maggior dettaglio,
vengono prese da postazioni fisicamente in prossimità dell’evento, mentre le sedi istituzionali si
occupano di strategie a spettro
più ampio. Questo aspetto, come vedremo, è particolarmente rilevante nel campo delle telecomu-nicazioni perché condiziona lascelta delle tecnologie.
In campo di Protezione Civile,le strutture di comando vengonoquasi tutte formate o attivate inmodo temporaneo durante l’evento e si sviluppano in formapiramidale. Vediamo le principali.
CCS (Centro Coordinamento
Soccorsi) – È il principale organo
di coordinamento a livello pro-
vinciale ed è presieduto dal
Prefetto o da un suo delegato. Di
norma ha sede presso la
Prefettura, anche se in determi- nati eventi, specie se “program- mabili” come maxi-eventi di lunga durata, può essere collocato
in un edificio diverso, allestito per
l’occasione. Al CCS sono convocati i responsabili delle varie fun-
zioni di supporto ritenute strategiche per l’evento in corso. Per
esempio, se sono previste grandi
movimentazioni di persone,saranno convocati i referenti delle società e degli enti che gestiscono la viabilità, le ferrovie, lestrade e gli altri mezzi di traspor- to e così via per le altre funzioni.
COM (Centro Operativo
Misto) – Il termine assume diverse sfumature in base all’occasio- ne, ma in sintesi possiamo descriverla come una estensione del
CCS posizionata vicina all’evento in modo da avere una maggior
capacità operativa in virtù del
principio di prossimità. In caso di
eventi estesi vi possono essere
anche più COM afferenti al
medesimo CCS. I COM di norma
vengono istituiti in strutture ai
margini delle aree disastrate, in
modo che siano vicini alla zona
in emergenza ma possano godere di infrastrutture ancora pien mente operative.
COC (Centro Operativo Comunale) – Presieduto dal sindaco o da un suo delegato, il
COC si occupa di tutti i servizi
essenziali a livello di singolo
comune. Di norma viene attivato
presso il Municipio. In caso sia
inagibile, può essere costituito
anche in un comune adiacente“ospitante”, ma sempre il più possibile vicino alla zona di intervento.
COR (Centro Operativo
Regionale) – Viene attivato percoordinare eventi che coinvolgo-
no più province contemporaneamente ed è presieduto dal Presidente della Regione o da un
suo delegato.
Di.Coma.C (Direzione Co-
mando e Controllo) – Organo decisionale a livello nazionale incaso di grandi calamità, ha normalmente sede a Roma presso ilDipartimento di Protezione Civile.
PCA (Posto di Comando
Avanzato) – È l’unità decisionalepiù vicina al “cratere” dell’even-
to, spesso posizionata all’internodella zona “rossa”. Qui vengono
coordinate le squadre che fisicamente stanno operando sul
posto. All’inizio dell’emergenza,
durante la fase di soccorso, il PCA è realizzato tramite l’UCL
(Unità Comando Locale) dei Vigili del Fuoco. Durante le suc-
cessive fasi di assistenza alla popolazione e ripristino delle
infrastrutture di base, viene sosti- tuito da un PCA della Protezione
Civile.
SOR (Sala Operativa
Regionale) – Presidiata perma- nentemente, si occupa in tempo
di pace delle funzioni di preven- zione e monitoraggio sul territo- rio regionale. Durante le attiva- zioni, mantiene la visione strate- gica generale e gestisce le esi- genze della Colonna Mobile di
Protezione Civile in merito alle
attività in corso.
Esigenze di comunicazione
Come ben possiamo immaginare, le strutture sopraindicate
devono poter comunicare tra di
loro. Chiaramente, in base al tipo
di informazione trattata e le
distanze in gioco, le tecnologie
più adatte saranno diverse.
In Protezione Civile è prassi
dividere le tipologie di comunicazione in tre “livelli”, la cui effettiva declinazione dipende
dall’ente utilizzatore del servizio.
Il significato del livello è pura-
mente indicativo e sull’evento sirealizzano canali di comunicazioni che rispecchiano la topologia della catena di comando econtrollo istituita in quel particolare caso, indipendentemente dalla definizione formale dei“livelli”.
3° livello – Per terzo livello si
intendono, pressoché sempre, le
comunicazioni all’interno dellesingole squadre, tra singoli operatori e caposquadra. Sono lecomunicazioni nelle quali tutti i
volontari di Protezione Civile
potrebbero, prima o poi, essere
coinvolti.
2° livello – Generalmente si
intende il collegamento tra ele- menti di coordinamento su area
locale, come le comunicazioni
tra PCA, COC, COM e CCS. Per
il nostro modulo TLC di Colonna
Mobile Regionale (CMR), il caso
più frequente di secondo livelloè il collegamento tra capi squadra, capo cantiere, capo missione e PCA, ma non sono mancaticasi in cui il servizio ha previsto
la connessione tra vari COC e i
rispettivi COM.
1° livello – Le comunicazioni
di primo livello coprono un’area
ancora più vasta. Per i volontari
di ARI che mantengono la “rete
Zamberletti”, le connessioni di
primo livello sono tra tutte le pre-
fetture italiane e il Dipartimento
di Protezione Civile. Per noi di
Colonna Mobile Regionale, inve-
ce, il primo livello è costituito dal
collegamento tra l’area operativa
e l’ente di cui siamo emanazione,
cioè la nostra Regione, per tra-
mite della Sala Operativa
Regionale.
Comunicazioni ordinarie e
alternative
A esclusione di quelle effettua-
te direttamente “a voce”, tutte le
comunicazioni si servono di qual-
che sistema tecnologico di tele-
comunicazioni.
I sistemi di comunicazione
ordinari sono quelli normalmen-
te utilizzati durante le operazioni
e di norma sono mezzi comune-
mente disponibili in tempo di
pace, come internet e telefoni.
I sistemi di comunicazione
alternativi sono dispositivi che
entrano in funzione qualora le
infrastrutture che sostengono i
sistemi ordinari, dovessero venir
meno, come ad esempio le fre-
quenze radioamatoriali.
Abbiamo anche i sistemi di
comunicazione ordinari resi-
lienti, che sono dispositivi ordi-
nariamente utilizzati nelle opera-
zioni ma che, per loro natura,
incorporano caratteristiche tali
da non richiedere un “backup”
di sistemi alternativi. Ad esempio,
i walkie-talkie usati quotidiana-
mente dagli operatori sono “ordi-
nari” perché sono il mezzo usato
di norma, ma sono anche “resilienti” perché non impiegando
alcuna infrastruttura, sono immu-ni da eventuali problemi legatialle reti fisse.
Strumenti di 3° livello
Le comunicazioni di 3° livello
sono quelle in cui più facilmente
un appassionato di radiantismo
può mettere a disposizione la
propria competenza nelle scelte e nelle procedure. Infatti la dotazione di 3° livello è a carico delle singole associazioni, che sidotano degli strumenti necessaria operare sia le missioni che svolgono in autonomia che quelle che sono chiamati a svolgere in
contesti più ampi insieme ad altreassociazioni.
Le operazioni di 3° livello sono
per loro natura destinate un’area
ristretta in cui opera la singola
squadra e, per questa ragione, è
possibile dotarsi di apparati a
corto raggio.Una scelta che andrebbe sempre valutata con la massima attenzione è quella dei PMR-
446, prediligendo modelli a uso
civile, robusti e affidabili. Questo
tipo di apparati a libero uso ha
enormi vantaggi, come l’assenza
di burocrazia e la possibilità di
essere utilizzati ovunque, perfino
negli altri paesi dell’Unione Europea. Tra gli svantaggi c’è l’impossibilità di impiegare antenneesterne, riducendo la distanza operativa all’interno di veicoli o edifici. Un altro difetto è che,lavorando su frequenze condivise, si può essere disturbati daaltre conversazioni. Per questoconviene orientarsi su modelli
dotati anche di modulazionedigitale “dPMR446” che, essen-
do poco diffusa, riduce il rischiodi essere ascoltati e disturbati.Le associazioni possono anchedotarsi di apparati civili in ban-
da 160 MHz, con ripetitori, apparati veicolari e stazioni base, conuna procedura analoga a quellaadottata normalmente in campo
civile. La differenza sostanziale èquella che le associazioni diProtezione Civile possono otte-
nere una coppia di frequenze inconcessione a titolo gratuito
Fig. 5 – Sala radio del COA (Centro Operativo Avanzato) a Tor Vergata, dove è avvenuto
il coordinamento interforze del Giubileo 2025. Nel riquadro, il sottoscritto durante
l’allestimento della postazione destinata alla Colonna Mobile di Regione Lombardia.
Anche in questo caso il coordinamento è fi sicamente posto in prossimità dell’evento e
le telecomunicazioni operative devono solo coprire un’area circoscritta
Questi appara-ti possono essere impiegati in
diretta in operazioni a breve
raggio oppure tramite ripeti- tori dell’associazione. In ogni
caso, prima di essere portati
in missione in zone diverse
dalla propria area, bisogna
verificare che limitazioni ponga la concessione della fre- quenza. Queste frequenze,
infatti, a differenza del
PMR446, non sono automaticamente utilizzabili ovunque
in quanto, non essendo a uso
collettivo, in altre zone potrebbero essere state assegnate
ad altri soggetti.
Questi tipi di apparati,
meglio se accompagnati da
un sistema di ricarica autonomo, ad esempio alimentato
da un generatore, rientrano
nella categoria dei sistemi
ordinari resilienti. Essi infatti
non si basano su alcuna infrastruttura fissa o su infrastrutture
molto semplici, come un ripetito- re.
In aggiunta alle radio tradizio- nali, possiamo annoverare le
PoC radio (Ptt over Cellular),
che stanno conquistando popo-
larità. Si tratta di apparati di for-
ma e uso simili a un walkie-talkie
ma che al loro interno contengo-
no un telefono LTE/4G. Le comu-
nicazioni vengono veicolate tra-
mite connessione Internet fornita
dalla rete cellulare e quindi le
PoC radio possono essere utiliz-
zate ovunque vi sia una rete
LTE/4G e la SIM al loro interno
sia abilitata per quella zona.
Alcuni insinuano che è inutile
comprare radio PoC visto che
abbiamo già in tasca un cellula-
re. In realtà, la struttura robusta,
il formato a walkie-talkie, con un
pulsante fisico per PTT e un
bell’altoparlante potente sul frontale, rende questi dispositivi mol- to adatti all’uso operativo in
Protezione Civile, dove l’appara- to viene tenuto in una tasca ester- na della divisa l’altezza del petto,
sempre ascoltato e pronto a tra- smettere messaggi da un opera- tore che indossa casco e guanti.
I vantaggi delle PoC radio
sono ovviamente la possibilità di
utilizzare l’infrastruttura più gran-
de e collaudata del mondo, cioè
quella del GSM e delle sue evo-
luzioni.
Gli svantaggi sono purtroppo
molteplici. Per le PoC si paga un
abbonamento al servizio per
ogni apparato, mentre le radio
una volta acquistate non hanno
più spese. Le PoC utilizzano reti
cellulari che generalmente sono
molto resilienti, ma in caso di
intervento di emergenza, gli ope-
ratori andranno a lavorare pro-
prio là dove è più probabile che
siano state danneggiate.
Infine, un altro motivo di pre-
occupazione relativo alle PoC
radio è la garanzia del servizio
nel tempo. Questi apparati non
solo utilizzano la rete internet,
che ragionevolmente sarà a
nostra disposizione ancora a lun-
go, ma anche server proprietari
di chi fornisce il servizio. Se l’a-
zienda che fornisce il servizio
chiude i battenti o lo sospende,
le radio PoC diventano ottimi
fermaporte.
Infine, a mio avviso, è deci-
samente sconsigliato l’im-
piego ordinario di
smartphone per il 3° livello
in quanto presentano diversi
aspetti negativi che li rendo- no inadatti alle condizioni
emergenziali:
• Dipendono da infrastrut- ture fisse che potrebbero
essere danneggiate proprio
dall’evento per il quale stia- mo intervenendo;
• L’uso dei touch screen è
molto difficoltoso con guanti
da lavoro e sotto la pioggia
(le gocce d’acqua alterano
fastidiosamente i comandi
dati con le dita);
• In caso di perdita del
telefono o danno che coin- volga la SIM, l’apparecchio
non può essere immediata- mente sostituito se non con
un altro avente numero diver- so e quindi tagliato fuori da
chat e altre risorse, almeno
finché la SIM originale non sia
stata ripristinata presso uno dei
centri del gestore;
• I cellulari moderni non hanno
le batterie sostituibili come un
tempo e comunque sarebbero
diverse tra i vari modelli, ren-
dendo impossibile ogni inter-
vento immediato di “sostituzio-
ne batteria” in caso di scarica
nel mezzo della missione;
• L’accesso all’applicazione scel-
ta per comunicare è reso diffi-
coltoso da eventuali telefonate
in arrivo e dalla continua pre-
senza di notifiche di altre appli-
cazioni; accedere alle applica-
zioni richiede attenzione al
dispositivo, mentre su una
comune radio basta premere il
PTT.
• L’audio in vivavoce non è pen-
sato per operare in ambienti
rumorosi a differenza degli
apparati radio civili che sono
appositamente progettati per
questo scopo.
Fonte Radiokit elettronica
